Colpa delle stelle, di John Green [RECENSIONE]


Sempre più spesso mi capita di innamorarmi di questo autore e dei personaggi che crea, più di quanto voglia ammettere veramente. Ha un modo unico di rendere le cose invisibili, speciali ed uniche. Un po' come quando capita di meravigliarsi per qualcosa oppure iniziare a credere che una determinata situazione diventi improvvisamente diversa, e l'immagine che era frammentaria si unisce, rivelando la realtà per quello che è: una magnifica verità. Tutto appare sotto una luce diversa se viene visto in un determinato modo. Quello che John Green riesce a fare è rivelare la realtà, spogliarla di tutte le sue vesti fittizie e renderla viva, allo scopo di espandersi e di farsi notare. È un grido silenzioso quello che emerge da questi romanzi. 
Leggendo Colpa delle stelle ho avuto come la sensazione di venire catapultata in un romanzo un po' goffo, rude in superficie, una storia d'amore malamente incastrata in un brutto puzzle. Non è semplice riconoscere l'arte e il genio già dalle prime righe, almeno, io non ne sono capace. Ho difficoltà a volte a capire cosa uno scrittore voglia trasmettere, e allora finisco per basarmi sostanzialmente sulle sensazioni che la narrazione mi regala. Che siano belle, brutte o che mi facciano sognare; che siano esse vere o inventate, che riescano o meno a catapultarmi in un mondo magico, dove quando ne esco provo un doloroso senso di perdita. Ed è proprio questo che voglio dire. Nonostante la goffaggine, o l'impressione parzialmente brutta, alla fine le storie di John Green riescono a sorprendermi proprio per il loro lato fragile, semplice, umano. C'è molto di umano in ciò che lui scrive. Spesso ho come l'impressione che John Green non sia uno scrittore, ma una sorta di studioso delle sensazioni e dei desideri umani, comprese le angosce, soprattutto quelle. Tanto per fare un esempio, in questo romanzo tutto si catapulta e quello che credevamo sin dall'inizio va perdendosi e cambiando radicalmente, fino a dimostrarci che non è come viene costruito un romanzo che fa della persona uno scrittore, ma quanto una storia si sconvolga da sola che fa della narrazione la vita vera.
Qui abbiamo due ragazzi, Hazel Greace e Augustus, che si incontrano durante una seduta con il gruppo di supporto. Entrambi sono acuti e piuttosto maturi per la loro età; ma quale malattia non ti obbliga a crescere più in fretta? Quale dolore non necessita un repentino cambio di prospettiva? Entrambi hanno vissuto la malattia del cancro e nonostante la forza che possiedono sono costretti a conviverci giorno dopo giorno. Sarà forse ciò a renderli uniti, forse l'entusiasmo che hanno, la luce che riescono a far brillare attorno a loro anche se il resto del mondo tace. In fondo l'amore può fare miracoli. Sarà l'amore il punto di forza di questa storia, il pilastro portante che ci porterà fino alla fine, fino a conoscere uno strano scrittore, Peter Van Houten, oramai uomo ridotto in schiavitù dall'alcol e autore di Un'imperiale afflizione, romanzo che tortura Hazel Greace dal momento stesso in cui ha terminato di leggerlo. Il suo epilogo inconcluso fa nascere in Hazel Greace un forte sentimento di curiosità che la spingerà a scrivere direttamente all'autore stesso che però ignorerà completamente le sue richieste, fino al giorno in cui, per una fortuita coincidenza, Hazel Greace e Augustus riusciranno direttamente ad incontrarlo ad Amsterdam. 
L'autore di Un'imperiale afflizione però, non è esattamente come i due ragazzi si aspettavano che fosse, la realtà che li aspetta è ben diversa da come la immaginavano, ma forse, il loro viaggio ad Amsterdam non è del tutto "tempo perso"... e il loro amore sboccerà sorprendendoli. 



MI HAI REGALATO UN
PER SEMPRE DENTRO UN NUMERO FINITO


È un romanzo toccante e profondo sotto ogni suo aspetto, leggendolo temevo di arrivare alla fine, perché avevo paura di provare quel senso di perdita, di vuoto, quella mancanza che provo sempre quando una storia mi lascia il segno. Mi ha dato tempo e modo di riflettere e di accorgermi di quanto molte cose siano importanti, per esempio anche un piccolo gesto, ripetitivo, può essere distintivo di una persona e renderla speciale. 
Niente comunque è dato al caso e nonostante alla fine del libro non sapremo se l'olandese dei tulipani era una persona onesta, quello che sarà certo e che continueremo la nostra vita con qualcosa in più. 





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