LA COLLEZIONISTA DI SOGNI


Quando iniziai a scrivere LA COLLEZIONISTA DI SOGNI non sapevo in realtà a che cosa volessi andare incontro.
A volte capita di scrivere qualcosa anche solo per il gusto di farlo, senza volerlo trasformare in un romanzo. Con LA COLLEZIONISTA è stato proprio così.  Non avevo in mente una storia, dei personaggi e neanche un filo conduttore. Non avevo affatto l'idea del romanzo. Quello che sentivo era una sorta di desiderio di esprimermi.
Quelli non erano bei giorni. Non parlavo con la mia famiglia e mio nonno era morto da poco. Me ne stavo spesso per conto mio, amavo la solitudine al punto da non desiderare altro. E c'era qualcosa che mi spingeva a scrivere.
Ho iniziato a buttar giù qualche frase, qualche pensiero. Perché LA COLLEZIONISTA DI SOGNI è soprattutto questo: pensieri e sentimenti.
Non avrei mai immaginato di arrivare alla conclusione di un intero romanzo. Avevo già avuto un po' di esperienza con Black Angel, è vero, ma stavolta era stato diverso. Non avevo costruito nulla, mi sembrava anche di non essermi impegnata abbastanza, ma il romanzo era saltato fuori da sè.   
Credo che quando abbiamo una sorta di arte, sogno, desiderio, quello diventa ciò che ci distingue, ciò che fa del nostro nome qualcosa di vero, di esistente.  
Ognuno ha la sua arte. È per questo che quando LA COLLEZIONISTA è saltata fuori così, come se la sua storia esistesse già prima che io la scrivessi, mi sono sentita come afferrata da qualcosa e messa sulla giusta strada. Con Black Angel non è stato così.  Con Black Angel ho dovuto lottare, costruire un filo conduttore, analizzare, studiare, buttar via un sacco di pagine che non mi piacevano. 
De LA COLLEZIONISTA invece mi piace tutto. Questo libro mi rappresenta in modo definitivo. C'è la mia parte timida, riservata, quella allegra e spensierata e quella che ha sofferto ma che cerca sempre una via d'uscita. 
Non amo parlare dei miei libri in toni tanto pomposi, tantomeno amo arrecarmi meriti che non possiedo. In fondo questo mio romanzo parla soprattutto di me, e lo fa attraverso gli occhi riservati di una ragazza di sedici anni, attraverso le sofferenze di un ragazzo di sedici anni, e attraverso la speranza e l'allegria di una ragazzina di appena dodici anni. 
Scrivere non è tutta la mia vita. Ho il mio lavoro, altri interessi. Lavoro nell'azienda agricola del mio ragazzo, insieme stiamo aprendo un allevamento di galline ovaiole in modo del tutto naturale. Mi piace disegnare e fare giardinaggio.
Ma la scrittura mi chiama a sè ogni tanto e devo darle la possibilità di ascoltarla. Non so da dove vengano le idee che mi portano a scrivere. Ci sono, e quello che veramente è importante è il loro significato.



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