Forse un giorno, di Colleen Hoover [RECENSIONE] ☆☆☆

gennaio 23, 2018

Sydney Blake ha una vita invidiabile: sogna di diventare un'insegnante di musica, frequenta il college, è innamorata di Hunter, il suo meraviglioso ragazzo, e convive con la sua migliore amica Tori. Eppure tutto sembra andare in frantumi quando scopre che Hunter la tradisce proprio con lei. Mentre cerca di rimettere insieme i tasselli della propria esistenza, Sydney capisce di essere attratta da Ridge Lawson, il suo misterioso vicino di casa. Non può staccargli gli occhi di dosso e non può fare a meno di starsene ad ascoltarlo mentre suona la chitarra sul balcone della sua stanza. La sua musica le regala armonia e vibrazioni. E anche Ridge, malgrado il carattere schivo, non può far finta di ignorare che c'è qualcosa in Sydney: avrà finalmente trovato la sua musa? 


Parto dal fatto che non sono una divoratrice di romanzi New Adult, preferisco gli YA, quindi non sono neanche così ferrata in materia, forse di un genere dovremmo saperne di più prima di avanzare giudizi e pareri, o forse non serve a granché e basterebbe trascrivere ciò che il romanzo ci ha trasmesso. Ecco, se partissi da questo presupposto, non avrei molti argomenti di cui parlare. È il primo romanzo di Colleen Hoover che leggo e nonostante tutti parlino molto bene di questa autrice, mi devo in qualche modo dissociare da questo pensiero e, credetemi, mi dispiace, mi dispiace veramente. Soprattutto mi dispiace perché questa scrittrice ha talento, di quello da vendere, scrive davvero molto bene e la sua scrittura mi è piaciuta un sacco. Purtroppo non posso dire la stessa cosa della storia, che mi sa di già sentita, di ripetitiva, di poco costruttiva ed originale; e il fatto che uno dei due protagonisti sia un musicista ne è un'ulteriore conferma. Sembra che tra i New Adult spopolino protagonisti maschili ben agiati, presuntuosi, belli e dannati, oppure l'altra versione: i musicisti dal cuore tenero, i classici bravi ragazzi. Per entrambe le due categorie però: divinamente belli da togliere il fiato.
Il fatto che non ami molto etichettare un certo tipo di protagonista certo non mi vieta di farlo, e il punto è che questo genere di protagonista maschile appartiene a un target oramai schematizzato. So a prescindere che se leggo un rosa la storia deve finire bene, avere il così detto lieto fine, ma non per questo deve avere i soliti protagonisti (fisicamente parlando) mozzafiato, romanticoni dal cuore tenero. In certi libri si parla solo di amore verso l'altra persona: perché sono belli gli occhi, perché quello sguardo rapisce, perché regala belle sensazioni, perché la linea delle labbra è perfetta, perché l'unico interesse è guardare l'altra persona. Stop. Il romanzo finisce lì.
L'unica cosa che lo fa andare avanti sono eventi che accadono indipendentemente da loro. Sono situazioni che si svolgono fuori dalla storia, ma che in qualche modo vanno a incidere sul loro amore. Una specie di favola Disney.
In pratica un amore perfetto con protagonisti perfetti. Molti libri ormai sono così, quasi fossero scritti con uno stampino: tutti uguali. Ma quello che ho capito dei miei gusti personali è che non amo molto la perfezione. Amo di più le cose imperfette, le cose fatte male, quelle a cui nessuno fa caso, quelle che sono come una cometa: durano poco, ma sono bellissime. Amo il particolare, il differente, quello che emerge. Amo i protagonisti normali, che fanno cose straordinarie.


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